La verità, la verità, si può davvero cercare la verità?

Forse stavo solo cercando un pretesto per concludere il lavoro e archiviare un caso difficile, e forse tutto si sarebbe risolto con i servizi sociali. La cosa che più mi mortificava quando prendevo il colpevole era ciò che succedeva dopo: nessuna condanna era reale, ed anche quando tutto sommato poteva essere accettabile l’insanità mentale o la buona condotta vanificavano i miei sforzi; c’era però da dire che a quel punto non poteva certo essere colpa mia, e io imprecando contro le leggi riscuotevo la mia parcella e mi liberavo della seccatura, la soddisfazione con cui avevo iniziato il mestiere di detective privato era evaporata subito dopo il primo caso, quando mi erano piovute addosso una serie di sciagure e denunce.

Ogni volta, quando il martello pestava la mia ragione facendola scoppiare, rimanevo da solo in aula e non c’era niente da dire, niente da poter fare, e doveva venire la guardia a farmi alzare e invitarmi ad uscire. Le avevo perse tutte, anche se in fondo le avevo pure vinte.

Hai preso i soldi? Mi chiese quel giorno la mia segretaria.

Quella era la verità: avevo soltanto bisogno di farmi due stipendi alla volta, una semplice necessità che ben si sposava con le cose all’italiana.

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